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1449–1492

XVI

Lorenzo de' Medici

Fuggo i bei raggi del mio ardente sole, silvestra fera all'ombra delle fronde, e vo cercando ruscelletti e fonti per piagge e valli e pe' più alti poggi,

ove le caste ninfe di Diana vanno seguendo li animal' pe' boschi. Benché all'ombra de' faggi spesso imboschi, cercando di difendermi dal sole,

non può far ciò che al mondo è di Diana, che io mi ricopra tra le verdi fronde dal foco, qual non teme ombra di poggi, né si spegne per l'acqua de' chiar' fonti.

Ma le lacrime mie fan nuovi fonti, che annacquando spesso i verdi boschi rigan per li alti e più elati poggi; né però il foco del mio chiaro Sole

scema, e più verde l'amorose fronde rinascon ne' be' luoghi di Diana. Io mi credea per l'arte di Diana passasse il mio dolore, e' vivi fonti

spegnessi il foco, e l'ombra delle fronde, la qual cercando vo per tanti boschi, fussi ostacolo a' raggi del chiar Sole, e che potessi meno in valle e poggi.

Foco è l'aura che spira alli alti poggi; son più e pensier' per l'arte di Diana, e quant'è più lontan, più arde el sole; e foco è l'acqua de' più freschi fonti,

e foco è l'ombra delli oscuri boschi, e foco è l'onde e l'ombre, arbori e fronde. Che, benché sia in mezzo delle fronde questa carca mortale, e su pe' poggi,

e, seguendo le fier' per campi e boschi vada ne' bei paesi di Diana e cerchi il suo rimedio all'ombra e fonti, pur non è mai lontano il cor dal Sole.

Mentre che 'l sole allumerà le fronde, e' fonti righeran per li alti poggi, la mia Diana seguirò pe' boschi.

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