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1449–1492

XLV

Lorenzo de' Medici

Condotto Amor m'avea fino allo stremo di mia speranza, e tempo oramai n'era; presso era quel che assai si brama e spera, ond'io tanto sospiro e tanto gemo.

Quando una voce udi', che ancor ne tremo, rigida, aspra, crudele, iniqua e fera: “Folle è tua speme e la tua voglia altera a ricercar quel che solo è supremo.

Bastiti rimirar mia vaghi lumi ed udir l'armonia delle parole e contemplar l'alte virtù divine. Quel che di me più oltre aver presumi

vano è il pensiero, e se il tuo cor più vuole, dolgasi non di me, ma del suo fine.”

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