O fortunata casa, ch'eri avvezza
sentir i grevi miei sospiri e pianti,
serba l'effigie in te de' lumi santi,
e l'altre cose come vili sprezza.
O acque, o fonti chiar', pien' di dolcezza,
che col mormorio vostro poco avanti
meco piangevi, or si rivolga in canti
la vostra insieme con la mia asprezza!
O letto, delle mie lacrime antiche
ver testimonio, e de' miei sospir' pieno,
o studiolo al mio dolor refugio!
Vòlto ha in dolcezza Amor nostre fatiche
sol per l'aspetto del v¢lto sereno:
ed io non so perché a morir più indugio.