Io sento ritornar quel dolce tempo del qual non mi rimembra sanza pianti, che fu principio alla mia aspra vita, né mai da poi conobbi libertate;
e perché si rinnuova nella mente, vuol ch'io ne faccia tal memoria Amore. Di sua vittoria si ricorda Amore, e però vuol che la stagione e 'l tempo
sia celebrato in versi e nella mente; né sia contento a' miei sospiri e pianti, ma, lieta della persa libertate, vuol pur che sia mia lacrimosa vita.
S'egli è fatto signor della mia vita, forza m'è far quel che comanda Amore, sanza usar più l'antica libertate; la qual, se si lasciò vincer quel tempo
che ancor non era sottoposta a' pianti, ben cederà or, che serva è la mente. Se ad altri il corpo dato ho e la mente, e per questo è afflitta la mia vita,
mi debbo sol doler di questi pianti di me, non accusar per questo Amore, il qual se m'ha tenuto tanto tempo, è perch'io ne li detti libertate.
Non è più sua la persa libertate, perché il suo primo don dato ha la mente: dunque, se vuol ch'io celèbri quel tempo e sia di ciò contenta la mia vita,
se vinse sempre, ed io cedo ad Amore, e lieto, come vuol, son de' mia pianti. Né sol contento son de' lunghi pianti, ma al tutto ho in odio e fuggo libertate,
né vorrei non voler servire Amore, ed odio ogni pensier che nella mente mi surge di far libera mia vita, e chiamo perso qualunche altro tempo.
Lieto il tempo e felice e dolce i pianti, nel qual la vita perse libertate, chiama la mente, e così vuole Amore.
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