Temendo la sorella del Tonante,
che a nuovo amor non s'infiammasse Giove;
e Citerea che non amassi altrove
il fero Marte, antico e caro amante;
la casta dea delle silvestre piante,
invida alle bellezze oneste e nove;
Pallade, che nel mondo si ritrove
donna mortal più casta e più prestante,
ferono indebilir le sante membra,
ch'èn di celeste onor, non di mal degne.
Ah, invidia, insin nel ciel tien' tua radice!
Tu, biondo Apollo, se ancor ti rimembra
del tuo primiero amore, e non si spegne
pietade in te, fammi (ché puoi) felice!