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1449–1492

X

Lorenzo de' Medici

Amor, poi ch'io lasciai tuo gentil regno, la vita mia è sol dispetto e sdegno. Poi che la donna mia per sua durezza mostrò d'avere a sdegno il mio servire,

la vita mia sanza la sua bellezza vita stata non è, ma un morire. Amor libero e sciolto lasciomm'ire: d'allora in qua ebbi la vita a sdegno.

Amar non puossi chi non ama altrui; non ha amante chi non sente amore; e, se in un tempo innamorato fui, non conoscevo ancor il mio errore;

ma, come se n'accorse poi il mio core, non volse con Amor pigliare sdegno. A mal mio grado mi parti' da quella ch'io più amavo che la vita mia;

e da poi in qua mia vita meschinella è stata sempre, e così sempre fia: d'Amor mi dolgo e di Fortuna ria, ché l'uno e l'altra mostra avermi a sdegno.

Vorrebbe pure il mio cor ritornare al foco ardente, alla fiamma amorosa, ché in questo modo omai non può più stare. Se qualche donna ci fussi pietosa,

che accetti questa vita lacrimosa, a lei mi do: ogni altra cosa ho a sdegno.

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