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1449–1492

X

Lorenzo de' Medici

Sette pianeti siam, che l'alte sede lasciam per far del cielo in terra fede. Da noi son tutti i beni e tutti i mali, quel che v'affligge, miseri, e giova;

ciò ch'agli uomini avviene, agli animali e piante e pietre, convien da noi muova; sforziam chi tenta contro a noi far pruova; conduciam dolcemente chi ci crede.

Maninconici, miseri e sottili; ricchi, onorati, buon' prelati e gravi; sùbiti, impazienti, fer', virili; pomposi re, musici illustri, e savi;

astuti parlator', bugiardi e pravi; ogni vil opra alfin da noi procede. Venere graziosa, chiara e bella muove nel core amore e gentilezza:

chi tocca il foco della dolce stella, convien sempre arda dell'altrui bellezza; fere, uccelli e pesci hanno dolcezza: per questa il mondo rinnovar si vede.

Orsù, seguiam questa stella benigna, o donne vaghe, o giovinetti adorni: tutti vi chiama la bella Ciprigna a spender lietamente i vostri giorni,

senz'aspettare che 'l dolce tempo torni, ché, come fugge un tratto, mai non riede. Il dolce tempo ancor tutti c'invita lasciare i pensier' tristi e van' dolori.

Mentre che dura questa brieve vita, ciascun s'allegri, ciascun s'innamori; contentisi chi può: ricchezze e onori, per chi non si contenta, invan si chiede.

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