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1449–1492

VI

Lorenzo de' Medici

Peccator', su tutti quanti, rallegriànci con disio: questo è il dì che ha fatto Dio: ciascheduno esulti e canti!

Peccator', la morte è morta: questa morte vita dona; la pena oggi ognun conforta, dolce pena e morte buona.

Oggi il servo si corona, dello inferno vengon santi. Oggi al ciel la spiga arriva di quel gran che in terra è morto;

questo gran, se non moriva, frutto alcun non aria porto: questo frutto oggi nell'orto di Maria conforta e pianti.

Questa spiga il suo bel frutto ha cresciuto e fatto un pane: santo Pan, che pasce il tutto alle mense cotidiane.

O felice menti umane, che mangiate il Pan de' santi! Cieca notte, ben sei santa, che 'l vedesti suscitare:

nelle tenebre tue tanta luce al mondo non ha pare, l'ombre tue furon più chiare che del sole e raggi tanti.

Mostra il cammin dritto e certo la colonna nella oscura notte al popol nel diserto: agli egizii fa paura;

l'inferno a tal luce pure triema, e in ciel cantono e santi. O beata notte e degna, tuo Fattor gran ben ti vuole,

benché il sol forse ne sdegna, tu vedesti un più bel Sole! Tanta gloria con parole non si lauda o mortal' canti.

Ciaschedun lasci la vesta della notte tenebrosa, della luce l'arme vesta: luce in noi sia ogni cosa.

Nostra vita, in Cristo ascosa, luce è in Dio: cantate, o santi.

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