Lasse, in questo carnasciale noi abbiam, donne, smarriti tutt'a sei nostri mariti; e sanz'essi stiam pur male.
Di Narcetri noi siam tutte, nostr'arte è l'esser forese; noi cogliemo certe frutte belle come dà il paese;
se c'è alcuna sì cortese, c'insegni i mariti nostri: questi frutti saran vostri, che son dolci e non fan male.
Cetriuoli abbiamo grossi, di fuor pur ronchiosi e strani: paion quasi pien' di cossi, poi sono empitivi e sani,
e' si piglion con duo mani; di fuor lieva un po' di buccia: apri ben la bocca e succia, chi s'avezza, e' non fan male.
Mellon c'è cogli altri insieme quanto è una zucca grossa, noi serbiam questi per seme, perché assai nascer ne possa.
Fassi lor la lingua rossa, l'alie e piè: e' pare un drago a vederlo e fiero e vago; fa paura, non fa male.
Noi abbiamo con noi baccelli lunghi, e teneri da ghiotti; e abbiamo ancor di quelli duri e grossi, e son buon' cotti
e da far de' ser margotti; se la coda in man tu tieni, su e giù quel guscio meni, e' minaccia e non fa male.
Queste frutte oggi è usanza che si mangin drieto a cena: a noi pare un'ignoranza; a smaltirle è poi la pena:
quanto la natura è piena de' bastar: pur fate voi dell'usarle innanzi o poi; ma dinanzi non fan male.
Queste frutte, come sono, se i mariti c'insegnate, noi ne faremo un dono: noi siam pur di verde etate;
se lor fien persone ingrate, troverrem qualche altro modo, che 'l poder non resti sodo: noi vogliam far carnasciale.
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