Donne, quest'è un animal perfetto a molte cose, e chiamasi 'l zibetto. E' vien da lungi, d'un paese strano, sta dov'è gemition o ver pantano,
in luoghi bassi, e chi 'l tocca con mano, rade volte ne suole uscir poi netto. Carne sanz'osso sol gli paion buone, ma vuolne spesso e, se può, gran boccone;
poi duo dita di sotto al codrione, come udirete, si cava il zibetto. Hassi una tenta, ch'è un terzo lunga, spuntata acciò che drento non lo punga.
Caccisi drento, e convien tutta s'unga: o donne, e' vi parrà dolce diletto. Così si cava quel dolce licore; e ècci a chi non piace quell'odore:
egli è pur buon, ma il troppo fa fetore di qualche tanfo a chi lo tien mal netto. Bisogna al metter drento ben guardare, il luogo ov'è 'l zibetto non scambiare,
ché si potria d'altra cosa imbrattare la tenta, e fassi male al poveretto. Chi non ha tenta pigli altro partito: truova stran' modi, o almeno fa col dito,
e poi lo danno a fiutare al marito, se non ha tenta o vien da lui il difetto. È certe volte a trar pericoloso, perch'egli ha il tempo suo, e vuol riposo
tre giorni o quattro; pure un voglioso non guarda a quello e trae un stran brodetto. La virtù del zibetto, o donne, è questa: mettivi il naso, scarica la testa;
della donna del corpo ogni mal resta, e non c'è meglio a chi ha tal difetto. Chi avessi durezza nelle rene, la punta della tenta ugnerai bene,
metti ov'è il male, e subito ne viene fuor la caldezza, e hanne gran diletto. Di fare ingravidare ha gran virtùe, molte altre ancor, ma non ne direm piùe;
forse abbiam detto troppo. Donne, orsùe, provate s'egli è ver quel che abbiam detto. Se ne volete, noi ne vogliam vendere; del più vivo che avete convien spendere;
non state dure; e' vi bisogna arrendere, e menar a volerne un bossoletto.
Cookies on Poetry Cove