L'impio Furor nel gran tempio di Giano
orrido freme, sanguinoso e tinto:
con mille nodi relegato e vinto,
cerca disciôrsi l'una e l'altra mano.
E certamente e' s'affatica invano,
perché chi s'ha per lui la spada cinto,
già tante volte è superato e vinto,
che, se egli è vil, parer non vorrà insano.
Dunque resterà pur arido e secco,
quanto per lui Parnaso e 'l sacro fonte,
né però vizierassi il verde alloro.
Conoscesi oramai la voce d'Ecco,
né 'l curro più domanderà Fetonte,
ma fia quel della fata e del tesoro.