Io piansi un tempo, come volle Amore,
la tardità delle promesse sue,
e quel che interveniva ambo noi due,
a me del danno, a lui del suo onore.
Or piango, come vuole il mio errore,
ché 'l tempo fugge per non tornar piùe,
e veggo esser non può quel che già fue:
or questo è quel ch'ancide e strugge il core.
Tanto è il nuovo dolor maggior che 'l primo,
quanto quello avea pur qualche speranza:
questo non ha se non pentirsi invano.
Così il mio error fra me misuro e stimo,
e piango (e questo pianto ogni altro avanza)
la condizion del viver nostro umano.