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1449–1492

LVIII

Lorenzo de' Medici

Amor tenuto m'ha di tempo in tempo sotto false promesse lunghe e vane, tanto ch'io son dell'aspettar già stanco e di sua falsi inganni oramai certo;

ché della lunga mia aspra fatica dolor è il prezzo, e vergogna, ira e sdegno. E quel che più accresce ogni mio sdegno è ch'io ho perso il mio giovenil tempo,

né mel può racquistar prezzo o fatica. Or nostre voluntà quanto sien vane, se già ne dubitai, or ne son certo, e per troppo provarle afflitto e stanco.

Non che altro, del pensar io son già stanco, e son venuto a me medesmo a sdegno, stando del bene in dubbio e del mal certo; ma la vendetta di chi perde il tempo

è il pentimento, e delle imprese vane; vergogna è il frutto poi d'ogni fatica. Vana è ogni mortal nostra fatica; ma chi in seguire Amor non è mai stanco,

tirato da lusinghe false e vane, e, come triste, ha l'altre cose a sdegno, più che alcun altro perde l'opra e 'l tempo e è in error più manifesto e certo.

S'io fussi stato, sì com'or son, certo quanto si spende invan ogni fatica seguendo Amore, e quanto è perso il tempo, forse alla impresa pria mi sarei stanco;

ma io ho i lacci e le catene a sdegno or, quando a sciôrmi l'opere son vane. Le nostre passion' quanto sien vane, quanto il pianto e 'l dolore è fermo e certo,

e quanto invano ogni mortale sdegno, quanto è perduta ogni umana fatica, mostra quel che a fuggir mai non è stanco, che ogni cosa ne porta e fura il tempo.

Passa via il tempo, e le mie opre vane conoscer fammi, e ch'io son chiaro e certo di mia fatica e me medesmo ho a sdegno.

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