Io mi diparto, dolci pensier' miei,
da voi, e lascio ogni amorosa cura,
ché mia fortuna troppo iniqua e dura
mi sforza a far pur quel ch'io non vorrei.
Pianti dolci e sospir' suavi e rei,
speranze vane e incerta paura,
che inquietavi mia fragil natura,
andate ad altri cor', lasciate lei.
O versi, o rime, ove ogni mio lamento
dolce era e quietavo tanto affanno,
mentre che in lieta servitù mi giacqui,
lasciovi a mal mio grado, e pur consento,
come sforzato, al preveduto danno.
Ma così sia, poi che a tal sorte nacqui.