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1449–1492

L

Lorenzo de' Medici

Per molte vie e mille vari modi provato ha Amor se mia constanzia è vera, come li parve e come spesso ho detto; e benché m'abbi agiunti mille nodi,

ancor ben chiar della mia fe' non era, volendomi legar molto più stretto. E fece ne' primi anni un suo concetto, che se il celeste viso ornato e puro

mi si mostrassi duro, impaurito lascerei la 'mpresa: onde già mai accesa face non fu della mia donna al core,

ma del mio mal lieta era ne' sembianti. Non è maggior dolore che veder ch'altri rida de' sua pianti. In questo modo un tempo Amor mi tenne,

sanza che mai provassi altra dolcezza che contemplar cosa celeste in terra: questo mi prese, e questo mi mantenne; stavo contento sotto tal bellezza

e lieto in pace in mezzo a tanta guerra. Amor, che vide che 'l mio cor non erra, ma fermo, fece in sé nuovo pensiero, e l'indomito, altèro

cor della donna mia accese alquanto: non già molto, ma tanto quanto aggiugnessi a me speranza per mantenermi vivo in tanti affanni;

e poi con più baldanza raddoppia in me suo tradimenti e inganni. Quanti fussino allora i miei martìri e quanto dura e aspra la mia sorte,

difficilmente e si dice e si crede. era i conforti miei pianti e sospiri, e la speranza già ridotta a morte, dove credevo sol trovar merzede;

Ma la constanzia mia e intera fede non manca già per pene e non si perde, ma rinasce più verde quanto maggiore era ogni mio tormento.

In mezzo a tanto stento, sempre la sua bellezza mi soccorse, e faceami ogni doglia stimar poco. Amor di ciò s'accorse,

e fe' nuovo pensiero e nuovo gioco. E' pregò dolcemente la Fortuna ch'ella cercassi d'ogni cosa nuova quale alla donna mia fussi molesta.

Ella, che volentier sempre importuna, diliberò di far l'ultima pruova, e di varii dolor' suo core infesta. E di ciò molto addolorata e mesta

era madonna, e più sarebbe stata; ma ne fu liberata, come Amor volle e la Fortuna insieme, che le salute estreme

posono in man del suo fedele amante. Allor ne vide esperienzia certa, quanto egli era costante e quanto la sua fede da lei merta.

Quand'ebbe fatto questo, il suo stral d'oro rimisse e 'l plumbeo trasse, che Amor caccia, e punse il cor della mia luce viva; né mai poi da quel tempo al verde alloro

mostrò più il Sol benigna la sua faccia, ma fu d'ogni speranza l'alma priva. Onde l'amor, che dentro al cor bolliva, come l'animo fa gentile e degno,

quasi vòlto in isdegno, difficilmente comportò tal torto: e fu tale sconforto che 'l cor di tanta ingratitudin prese,

che lasciò quasi l'amorosa scuola. Ma pur poi si raccese, pensando alla bellezza al mondo sola. Amor, che vede ogni sua pruova invano,

pensò nuova malizia, e la cagione di tanta mia constanzia levar vòlse: perché, levato el bel sembiante umano, li par che sia levata ogni ragione

di mia fede. E a questo il pensier volse, e parte di beltà da quella tolse con fare scolorir quel dolce viso, fede del paradiso

qui fra' mortali, albergo d'ogni bene. Questo accresce le pene, ma non già scema la mia fede antica; perché da questa mai mi potrà stôrre

dolor', pianti o fatica; né tu la sua bellezza li puoi tôrre. Perché, se pur di tue bellezze spogli questo gentile ed onorato fiore,

e toi le penne a sì bella fenice, a te tua prima preminenzia togli, te privi e spogli del sovran tuo onore, della cagion la qual ti fe' felice.

Questa del regno tuo è la radice; questa è la tua baldanza e la tua gloria; questa eterna memoria darà di te alla prole futura:

mentre che questa dura, del nostro mondo cieco guida e duce, durerà la tua forza e 'l tuo valore: ma, se la viva luce

si spegne in terra, spegnerassi Amore. Non dare, Amore, in podestà d'altrui quel ch'è tuo sol, quel ch'è l'onor tuo vero: deh, mostra contro a Morte la tua forza!

Amor, soccorri al mal d'ambo noi dui, soccorri alla ruina del tuo impero! A questa volta i duri fati sforza, sì che l'alma gentile e la sua scorza,

la qual degno ti fa, lieto e giocondo, si mantenga nel mondo, a me la vita che da lei dipende. Per te chiar si comprende

che omai la mia constanzia è ferma e intera; Non far oramai meco, Amor, più pruove, ché la mia fede è vera: riserba le tue forze e ingegni altrove.

Va', canzona; Amor priega che più non tardi il soccorso a se stesso, perché veggo il suo impero in gran periglio; ed è il suo mal sì presso,

che, poco stato, non varre' consiglio.

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