Io avea fermo allo Steccuto l'occhio quando el mio duca disse: «Se più stessi, giugnere' forse poi come 'l finocchio». Io lo pregai ch'alquanto rimanessi,
e furon tanti efficaci e mie prieghi, che convenne a mia voglia conscendessi. E disse: «E' non fia cosa ch'io ti nieghi, ma quanto tu mi spaccerai più presto,
tanto più in eterno mi ti leghi». E io: «Quanto lo star t'è più molesto, tanto ti resterò più obligato. Orsù, che mi sia detto chi è questo».
E mostra'gli un che mi venìa da lato, che di presenza era assai grande e bello: su 'n una mula vien come legato. Io presi ammirazion vedendo quello,
ché mi parve da lungi messer Piero, ma conobbil da presso Belfradello; e dissi: «O Bartol mio, deh!, dimmi el vero, ch'è la cagion che lui così cavalca?
Fa e' per ir più ratto in sul sentiero?». «Forse che n'è cagion la codicalca - rispose a me - ch'assai roba v'è corsa, che non lo lascerebbe ir con la calca;
o egli è perché gli ha piena la borsa, o perché gli è poltron di suo natura, o perché già la rogna in lebbra è scorsa. Bench'in viso ti paia uom di gran cura,
non creder alla sua falsa presenza, ch'egli è pur una sciocca creatura. È costui beitor per eccellenza, ma bee inver molto pulitamente,
ché 'n corte lo 'mparò, fuor di Fiorenza. Deh, lascial andar via con l'altra gente, ché, stu sapessi quanto poco è saggio, non lo vorresti o amico o parente.
Vedi tu un che séguita el viaggio, unto e bisunto come un carnasciale? Gli è 'l mastro de' corrier', quel del Vantaggio. Costui taverna fa, ma ne fa male,
ché gli ha beuto tanto in capo all'anno, che non ne resta mai in capitale. El Fico, el Buco e le Bertucce el sanno, e perché malvagia non han bottega,
al Candiotto ancor fa spesso danno. Quando gli vien di lettere una piega e ch'e' le porta a' mercatanti lieto, lui e lor san di vino a chi le spiega.
Quel che tu vedi, ch'a costui vien drieto, a onde balenando a spinapesce, s'e' ti par ebro, egli è, ma non d'aceto: egli è Stefan sensal, che gli riesce
meglio el diventar zuppa in due parole, più che non fa 'l notar nell'acqua al pesce. Non altrimenti, se si scuopre el sol nell'oriente, illuminar di botto
ogni animal e tutto el mondo suole: così al ber costui tanto è corrotto che, come in viso l'ha guardato un tratto, non l'ha prima veduto che gli è cotto.
Vedi tu, drieto a lui non già gran fatto, tre ch'esser denno... di do'? di Cenaia! che come porci corrono allo 'mbratto? E' son fratelli, e poco non ti paia,
d'un padre, e così son fratelli al bere: dua ve n'è putte e 'l terzo è una ghiandaia. Quando e' son tutti a tre a un tagliere, non si fa alcun pregar tant'è cortese
e non bisogna troppo proferere. Quel men grasso è messer Matteo Stiattese; quel che par ch'a fatica e' si conduca è più destro alla pruova ch'al parere:
i' el vidi già uscir per una buca, quel messer Pagol grasso ch'è secondo, ch'a pena n'uscirebbe una festuca. Se fussi ognun di lor sì sitibondo
d'acqua, come ne son crudel 'nimici, credo che resterebbe secco el mondo. El terzo che tu vedi ch'è già quinci, pur di teologia ha qualche inizio
e dottorossi per mezzo d'amici; e ha 'mparato che 'l maggior supplizio ch'avessi in terra el nostro Salvatore, è quando in sulla croce e' disse sitio;
e par che se li scoppi e apra el cuore, se, predicando mai, vien a quel passo che mette sé medesmo in tal dolore. Se come e' mangia e bee e come è grasso,
e' fussi dotto, niun Santo Agostino allegherebbe o chi 'nsanguinò 'l sasso. Egli ha studiato in greco e in latino tanto, che sa che 'l grasso di vitella
allarga el petto e be'lo come el vino. Benché or sudin, questa brigatella io ti so dir che gli hanno a rasciugarsi, né 'l posson far con una metadella.
El cammin gli ha soffregati e riarsi, ma sanno che gli è buona medicina e questi mal' al bicchier appiccarsi. Lasciali andar con la virtù divina».
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