O Dio, o sommo Bene, or come fai, che te sol cerco e non ti trovo mai? Lasso, s'io cerco questa cosa o quella, te cerco in esse, o dolce Signor mio!
Ogni cosa per te è buona e bella e muove, come buona, il mio disio; tu se' pur tutto in ogni luogo, o Dio, e in alcun luogo non ti truovo mai.
Per trovar te la trista alma si strugge, il dì m'affliggo e la notte non poso. Lasso, quanto più cerco, più si fugge il dolce e desiato mio riposo!
Deh, dimmi, Signor mio, ove se' ascoso: stanco già son, Signor, dimmelo omai. Se a cercar di te, Signor, mi muovo in ricchezze, in onore o in diletto,
quanto più di te cerco, men ne truovo, onde stanco mai posa il vano affetto. Tu m'hai del tuo amore acceso il petto, poi se' fuggito, e non ti veggo mai.
La vista, in mille varie cose volta, ti guarda e non ti vede, e sei lucente; l'orecchio ancor diverse voci ascolta, il tuo suono è per tutto, e non ti sente:
la dolcezza comune a ogni gente cerca ogni senso, e non la truova mai. Deh, perché cerchi, anima trista, ancora beata vita in tanti affanni e pene?
Cerca quel cerchi pur, ma non dimora nel luogo ove tu cerchi questo bene: beata vita onde la morte viene cerchi, e vita ove vita non fu mai.
Muoia in me questa misera vita, acciò che io viva, o vera vita, in te; la morte in multitudine infinita in te sol vita sia, che vita se';
muoio quanto te lascio e guardo me: converso a te, io non morrò già mai. Degli occhi vani ogni luce sia spenta, perché vegga te, vera luce amica;
assorda e miei orecchi, acciò che io senta la disiata voce che mi dica: "Venite a me, chi ha peso o fatica, ch'io vi ristori": egli è ben tempo omai!
Allor l'occhio vedrà luce invisibile, l'orecchio udirà suon ch'è senza voce, luce e suon che alla mente è sol sensibile, né il troppo offende o a tal senso nuoce.
Stando e piè fermi, correrà veloce l'alma a quel ben che è seco sempre mai. Allor vedrò, o Signor dolce e bello, che questo bene o quel non mi contenta,
ma levando dal bene e questo e quello, quel ben che resta il dolce Dio diventa. Questa vera dolcezza e sola senta chi cerca il ben: questo non manca mai.
La nostra eterna sete mai non spegne l'acqua corrente di questo o quel rivo, ma giugne al tristo foco ognor più legne: sol ne contenta il fonte eterno e vivo.
O acqua santa, se al tuo fonte arrivo, berrò, e sete non arò più mai. Tanto desio non dovria esser vano, a te si muove pure il nostro ardore.
Porgi benigno l'una e l'altra mano, O Iesù mio: tu se' infinito amore! Poiché hai piagato dolcemente il core, sana tu quella piaga che tu fai!
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