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1449–1492

III

Lorenzo de' Medici

Grazie a te, sommo, esuperante Nume, da poi che per tua grazia, e non altronde, della tua cognizione abbiamo lume. Nome santo, onorando: sol nome, onde

dobbiam te benedir, sol con paterna religion, cui tua bontà risponde; perché tu, Padre, tu, Bontate eterna, pietà, religione, amor ne dài,

o qual più dolce affetto si discerna. D'alto senso e ragione un don ne fai e d'intelletto, o liberale e immenso, che per tua grazia noi a te fatto hai.

Che tu sei, conosciam con l'alto senso: la ragion dubitando cerca, e truova poi l'intelletto, e godo s'a te penso. Questo suave gaudio si rinnuova,

quando da te salvati a noi ti mostri tutto te, Bene, onde ogni ben par muova. E stando ancor ne' fragil' corpi nostri, sentiam dolcezza, che così mortali

ci hai consecrati agli alti, eterni chiostri. Questo è quel ben ch'è fuor di tutti i mali, sola gratulazion nostra, se 'l numine tuo santo conosciam, e quanto vali.

Te conosciuto abbiamo, immenso Lumine, lume che sente sol la mente degna la mente sol, non sensitivo acumine. Te intendiam, Vita vera, onde par vegna

ogni altra vita, o Natura alta e vera, ch'ogni natura pienamente impregna. Te conosciam della natura, ch'era in te, da te concetta; pien te intendo,

Eternità che sempre persevèra. In questo mio orar, quale a te rendo, il ben della bontà tua adorando, questo impetrar da te sol bramo e intendo,

per questo gli umil' prieghi a te, Dio, mando, che vogli conservarmi nello amore della tua cognizion perseverando; né lasci separar già mai il mio core

dal santo affetto o da sì dolce vita: tu puoi, onnipotente alto Signore; tu vuoi, perché tu se' bontà infinita.

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