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1449–1492

III

Lorenzo de' Medici

Vivo contento e stommi lieto in pace, perché così al mio caro signor piace. Vuol ch'io sia lieto più che alcuno amante la donna mia e 'l mio gentil signore,

e cacciate ha le pene tutte quante, né vuol ch'io senta più pianto o dolore: e di tanta dolcezza ha pieno il core, ch'è per morir in mezzo alla sua pace.

Non fece Amor alcun mai tanto lieto, quanto son io, e d'allegrezza pieno; e s'io il tenessi nel mio cor secreto, per la troppa dolcezza verre' meno.

Non fu già mai il ciel lieto e sereno, quanto il cor a cui troppo il suo ben piace. Fuggan da me tutti i sospiri e pianti, fugga dal core ogni maninconia;

felice e lieto par fra li altri amanti, ché così vuol la bella donna mia: la qual, poich'è verso il mio cor sì pia, la vita per servirla sol mi piace.

S'io non temessi che la ria Fortuna, forse invidiosa a mia troppa dolcezza, color mutassi e diventassi bruna, sare' certo la mia troppa allegrezza:

poiché la fonte d'ogni gentilezza mi fa contento stare in tanta pace.

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