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1449–1492

II

Lorenzo de' Medici

Siam galanti di Valenza qui per passo capitati, d'amor già presi e legati delle donne di Fiorenza.

Molto son gentili e belle donne nella terra nostra: voi vincete d'assai quelle, come il viso di fuor mostra;

questa gran bellezza vostra con amore accompagnate. Se non siete innamorate, e' saria meglio esser senza.

Secondo e nostri costumi, useremo ancora con voi useletti, oli e profumi; donne belle, abiamo con noi

altri odori, soavi e buoni: molto aiuta la natura; se c'è donna alcuna dura contro Amore, la farà senza.

Quanto è una buona spanna vaselletti lunghi abbiamo; se dicessi: "altri v'inganna", noi ve li porremo in mano,

ritti al luogo li mettiamo. Nella punta acceso è il foco, onde sparge a poco a poco dolce odor, che ha gran potenza.

Or dell'olio vogliam dire: ha odore e virtù tanta, che fa altri risentire dal capo insino alla pianta.

L'olio è una cosa santa, s'è stillato in buona boccia: esce fuori goccia a goccia; se più pena, ha più potenza.

L'olio sana ogni dolore e risolve ogni durezza; tira a sé tutto l'umore, trae dal membro la caldezza,

penetrando la dolcezza quanto più forte stropicci: se hai triemiti o capricci, usa l'olio e sarai senza.

Noi abbiamo un buon sapone, che fa saponata assai: frega un pezzo, ove si pone; se più meni, più n'arai.

Évv'egli accaduto mai, donne, aver l'anella strette? Col sapon, che cava e mette, cuoce un poco: pazienza!

Donne, ciò che abbiamo è vostro. Se d'amor voi siate accese, metterem l'olio di nostro, ungeremo a nostre spese;

abbiam olio del paese, gelsi, aranci e bengiuì; se vi piace, proviam qui: fate questa esperienza.

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