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1449–1492

I

Lorenzo de' Medici

Ben arà duro core, quel che non segue Iesù Salvatore. Bene arà il cor perverso, bene arà sé medesimo in dispetto

chi non sarà converso ove ci chiama Iersù benedetto. Dice: «Vien', che io t'aspetto; ché muoio per salvarti, o peccatore!».

Non vuol la sua salute chi non si muove a sì benigna voce; non ha grazia o virtute chi non pensa allo amor che 'l pose in croce;

molto a se stesso nuoce chi non contempla quanto è il suo amore. Cieco se', stu non mire, o peccatore, il tuo eterno bene!

Perso hai in tutto l'udire, se tu non senti la voce che viene sol per trarti di pene, se tu vorrai por fine a tanto errore.

Chi sanza te t'ha fatto, sanza te stesso non ti vuol salvare; se tu non ti se' astratto dalla tua morte, non ti puoi scusare;

se te non vuoi amare, tua fia la colpa, e tuo il danno e il dolore. Deh, rivolgiti a Lui, che ti contenterà de' beni eterni!

Tuo non se', ma d'altrui, se tu permetti che altri ti governi; poco a lungi discerni, se non contempli chi è il tuo Signore.

E' muor per darti vita, e diventa mortal per far te dio; la sua gloria infinita patisce per salvarti infetto e rio.

S'Egli è benigno e pio, deh, non esser sì tristo pagatore. Deh, prendi la sua via, piglia il suo santo giogo sì suave!

Comincia, e fa' che stia col dolce peso adosso, non già grave. Tanta pietà questo have, che ti farà felice a tutte l'ore.

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