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1449–1492

CXXXI

Lorenzo de' Medici

Un acerbo pensier talor mi tiene e prende sopra gli altri signoria: se dura, io moro, e s'io lo caccio via, un'altra volta con più forza viene.

Dicemi esser fallace ogni mia spene, l'amor, la fede della donna mia; narra i vaghi desir', quali ebbi pria che Amor ponessi in lei tutto il mio bene.

Pensando a questo, Morte per ristoro chiamo, e pietosa mi udirebbe allora: ma Amor, che sa quanto a torto io mi doglia, mi mostra que' belli occhi, e innanzi a loro

fugge ogni rio pensiero, ogni mia doglia, come tenebre innanzi della aurora.

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