Quando il cieco desir per maggior pena
numera l'ore, or lunghe e già sì corte,
come serpe da rota oppressa a sorte
muove, e non segue, la snodata schiena,
così tardo il carro aureo Febo mena,
nel qual par seco invidioso porte
degli amari desir' la dolce morte
e 'l fin del mio sperar, che tanto pena.
Né nuovo pensier dolce il core ammette,
né gli occhi molli alcun suave oblio,
onde si spinga più veloce il sole.
E quel che più nello aspettar mi duole,
è che Febo, or sì tardo, mi promette
rapido poi portarne ogni ben mio.