Quanta invidia ti porto, o cuor beato,
che quella man vezzosa or mulce or stringe,
tal ch'ogni vil durezza da te spinge!
E poi che sì gentil sei diventato,
talora il nome, a cui te ha consegrato
Amore, il bianco dito in te dipinge;
or l'angelico viso informa e finge,
or lieto, or dolcemente perturbato.
Or li amorosi e vaghi suoi pensieri
ad uno ad un la bella man descrive,
or le dolce parole accorte e sante.
O mio bel core, oramai più che speri?
Sol che abbin forza quelle luci dive
di transformarti in rigido adamante.