Ecco il fiorito aprile,
Che scaccia il pigro gelo;
E Zefiro gentile,
Ch'a l'aere oscuro il velo
Di nebbia toglie, e rasserena il cielo.
Cantiam, bifolchi tutti,
L'alma stagione amica,
Che ne promette i frutti
D'ogni nostra fatica,
In questa piaggia dilettosa, aprica:
Ove a noi gli arboscelli,
Scossi da i vaghi Amori,
Spargeranno i capelli
De gli odorati fiori,
Che s'aprono al venir de' nuovi albori.
Voi che del puro fondo
Abitatrici siete
Di queste fonti, il biondo
Crin fuor omai traete:
Ché le vostre acque son tranquille e quete.
Venite, prego, o Dee
Sante, e voi, Dei silvestri,
Oreadi e Napee;
Venite co' canestri:
Satiri, e voi, co' piè veloci e destri.
Tempo è che si ritorni
A i dolci usati balli.
Fuggono i brevi giorni;
E risonar le valli
Fan gli augelletti, tra fior bianchi e gialli.
Quanto diletta e piace
Questa stagion novella!
Però tu, che la face
Spregi d'Amore, o bella
E più che orsa crudel, mia pastorella;
Mentre che primavera
Nel tuo bel viso appare,
Non gir superba e fera:
Ch'a queste dolci e chiare
Verran poi dietro l'ore fosche, amare;
E di tua vita in breve
Porteran seco il verno,
E la pioggia e la neve:
Onde, oh dolor interno!
Te stessa avrai, com'or me lasso, a scherno.