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1798–1837

XXXI.

Giacomo Leopardi

Tenera, fresca, verde e fiorita erba, Che tra le frondi tue chiudi el corallo, L'oro, le perle, i rubini e 'l cristallo Che 'l ciel per altro sol là su si serba.

Qual mio peccato me te fa sì acerba, Qual colpa mia, qual merito, o qual fallo? Certo colui che sai tu t'è vassallo E sol per quel tesor sei sì superba.

Ma se zephiro tuo te rinovelli Ogni altra volta quando te nascondi, Per Boreas tuo inimico e per lo gielo. Deh! piega un poco tue tenere frondi

E mostrame quegli occhi santi e belli, Anzi le stelle invidïose al cielo.

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