E tu, madre onorata, che lasciasti,
Per consiglio divin, la figlia sposa
Al suo gran rapitor, del tutto erede;
Vien meco a dimorar nel tuo bel regno:
Ch'or che in alto sta il Sol, ch'egli arde il giorno,
Tra i più lieti villan, discinto e scalzo,
Velato il capo sol de le tue spighe,
Qui cantar m'udrai per campi e piagge
L'altere lodi tue; pur che tu voglia
Quando il bisogno fia, compagna farte.
Vien tosto, vieni a noi succinta e snella:
Né quella bionda treccia oggi si sdegni
Di talor sostener la corba e 'l vaglio
E gli altri arnesi tuoi. Non tardar molto:
Che già ti chiaman le campagne e i colli,
Ch'hanno a l'ultimo dì condotto il parto,
Per riposarlo poi nel tuo gran seno.