Skip to content
1798–1837

XXIV – Alamanni

Giacomo Leopardi

Il pio cultor non deve solo Sostener quello in piè, ch'il padre o l'avo De le fatiche sue gli ha dato in sorte; Ma afar, col bene oprar, che d'anno in anno

Cresca il patrio terren di nuovi frutti, Quando l'albergo umil di figli abbonda. Né veggia, oimè, tra pecorelle e buoi La figlia errar dopo il vigesimo anno,

Senza ancor d'Imeneo gustar i doni, Diiscinta e scalza, e di vergogna piena Fuggir piangendo per boschetti e prati L'antica compagnia, che in pari etade

Già si sente chiamar consorte e madre: Né i miseri figliuoi, pasciuti un tempo Pur largamente nel paterno ostello, E di quel sol che ne i suoi campi accolse

Dolci e nativi; in tenerella etade, Di peregrin maestro impio flagello Sentir, la madre pia chiamando indarno, A le fonti menando, a i verdi prati

Le non sue gregge; e le cipolle e l'erba, Lassi, mangiar, vedendo in mano a i figli Del suo nuovo signor formaggio e latte: Siccome oggi addivien tra i colli toschi

De i miseri cultor; non già lor colpa, Ma de l'ira civil, di chi l'indusse A guastar il più bel ch'Italia avesse. Or chi vuol ne l'età canuta e stanca

Di pigra povertà non esser preda, E poter la famiglia aver d'intorno Lieta, e la mensa di vivande carca; Ne la nuova stagion non segga in vano:

Ch'or rinnuovi or rivesta or pianti or cangi, Pur secondo il bisogno, or vigne or frutti.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
XXIV – Alamanni · Giacomo Leopardi · Poetry Cove