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1798–1837

XXI – V. Colonna

Giacomo Leopardi

Quando miro la terra ornata e bella Di mille vaghi ed odorati fiori; E siccome nel ciel luce ogni stella, Così splendono in lei vari colori:

Ed ogni fiera solitaria e snella, Mossa da natural istinto, fuori De' boschi uscendo e de l'antiche grotte, Va cercando il compagno giorno e notte.

E quando miro le vestite piante Pur di be' fiori e di novelle fronde; E de gli uccelli le diverse e tante Odo voci cantar dolci e gioconde;

E con grato romor ogni sonante Fiume bagnar le sue fiorite sponde: Tal che di se invaghita la natura, Gode in mirar la bella sua fattura;

Dico fra me pensando: quanto è breve Questa nostra mortal misera vita! Pur dianzi tutta piena era di neve Questa piaggia, or sì verde e sì fiorita;

E d'un aer turbato, oscuro e greve La bellezza del ciel era impedita; E queste fiere vaghe ed amorose Stavan sole fra monti e boschi ascose.

Né s'udivan cantar dolci concenti Per le tenere piante i vaghi augelli: Ché dal soffiar de' più rabbiosi venti S'atterran secche queste, e muti quelli:

E si veggion fermar i più correnti Fiumi dal ghiaccio, e piccioli ruscelli: E quanto ora si mostra e bello e allegro, Era per la stagion languido ed egro.

Così si fugge il tempo: e col fuggire Ne porta gli anni e 'l viver nostro insieme. Ché a noi, colpa del Ciel, di più fiorire, Come queste faran, manca la speme;

Certi non d'altro mai che di morire, O d'alto sangue nati o di vil seme: Né quanto può donar benigna sorte, Farà verso di noi pietosa morte.

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