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1798–1837

XVIII – Berni

Giacomo Leopardi

Colui che pose nome piccol mondo A l'uomo, ebbe d'ingegno un ricco dono: Ché da l'esser in fuor, com'egli, tondo, Tutte l'altre faccende in esso sono.

Ha del largo, del lungo, del profondo, Del mediocre, del tristo e del buono: Tutte le qualità de gli elementi Produce, pioggie e nevi e nebbie e venti.

Si rannugola spesso e rasserena: La terra sua or sì or no fa frutto; Perch'ell'è dove grassa e dove rena, Or ha troppo del molle or de l'asciutto.

Torrenti e fosse d'acqua e fiumi mena, Che fanno 'l corso loro or bello or brutto: Questi potrian chiamarsi gli appetiti, Che sempre van, perché sono infiniti,

E son da le due ripe raffrenati: Vergogna è l'una, e l'altra è la ragione: Le quai quando trapassan, son gonfiati, E non han né cervel né discrezione:

Quando corron quieti, chiari e grati, Sono appetiti de le cose buone. Que' venti, pioggie, nevi, giorni e notti Indovinate voi, che siete dotti.

Tra gli elementi, la disgrazia vuole Che de la terra noi più parte abbiamo; E che siccome è quella al cielo e al sole, Così noi anche sottoposti siamo:

In essa or quel pianeta or questo suole Produr quel che miniera noi chiamiamo; E questa cosa è in noi per eccellenzia In numero, in grandezza, in differenzia.

Chi crederà ch'ognun le sue miniere Abbia de l'oro e de gli altri metalli, Fin al salnitro? e pur son cose vere: Ma la fatica è a saper trovalli.

Chi si diletta d'ozio, chi d'avere; Di lettere uno, un altro di cavalli; Piace a questo il cantare, a quello il suono E queste le miniere nostre sono.

Le quai, secondo che son più o meno Degne, hanno più del piombo o più de l'oro. Un che sappia conoscere il terreno, È mo atto a scoprir questo tesoro.

Come in Puglia si fa contra al veleno Di quelle bestie che mordon coloro Che fanno poi pazzie da spiritati, E chiamansi in vulgar tarantolati;

E bisogna trovare un che, sonando Un pezzo, trovi un suon ch'al morso piaccia; Sul qual ballando, e nel ballar sudando, Colui da se la fiera peste caccia.

Chi questo e quello andasse stuzzicando Con qualche cosa che gli satisfaccia, La vena e la miniera troverebbe, E gli studi d'ognun conoscerebbe.

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