Da che gli uomini in cielo e in paradiso, L'un furò 'l foco, e l'altro colse il pomo, Volgendo in pianto il proprio e l'altrui riso; Fe Dio compagni eterni al miser uomo
I morbi, il mal, le cure e le fatiche; E fu 'l furto punito, e l'ardir domo. Onde, abbia quanto vuol le stelle amiche, Bisogna ch'uom patisca in tutte etadi,
E con sudor si pasca e si nudriche. Ma vi son poi le differenze e i gradi: Cui più, cui men ne tocca. E tuttavia Son color che n'han poco, e pochi e radi.
Vuol Dio che stato sotto il ciel non sia Ov'uom s'acqueti; e men chi ha miglior sorte; Né senz'affanno abbia uom quel che desia. Un saggio contadin, venendo a morte,
Acciò che i figli in coltivar la terra S'esercitasser dopo lui più forte; Figli, lor disse, io moro: ed ho sotterra E ne la vigna il più de' beni ascoso;
Né mi sovvien del cespo ove si serra. Morto il padre, i fratei senza riposo A zappare e vangar tutto il dì vanno, Ciascuno del tesoro desioso.
La vigna s'avanzò dal primiero anno; E i giovanetti inteser con diletto Del provido vecchion l'utile inganno. Aveva un buon Romano un poderetto,
Dal qual traea più frutto, che da i grandi Non traean quei da canto o di rimpetto. Né basta a l'altrui invidia che dimandi: Ond'è che tanto renda il poder tuo,
Che è tal che un manto il copre che vi spandi? Ma accusandol, più d'uno e più di duo Dicean che co nincanti e con malie Le biade altrui tirava al terren suo.
Venne al giudizio il destinato die, Che si dovea por fine a le tenzoni, E scoprir l'altrui vero e le bugie. Il buon uom per difender sue ragioni,
Al tribunal de' giudici prudenti Non menò né dottori né patroni. Recò tutti i suoi rustici strumenti, E tutti i ferri onde il terren s'impiaga,
Ben fatti, e per lungo uso rilucenti; Suoi grassi buoi, sua gente d'oprar vaga. Questi, dice (già posti in lor presenza), Son gl'incantesmi miei, l'arte mia maga.
Le vigilie, il sudor, la diligenza Trar qui non posso come fodi questi: Benché de l'una io mai non vada senza. Subito, senza dar luogo a protesti
Ed a calunnie, o porvi indugio sopra, Dichiararon lui buono e quei scelesti. E la sentenza fu, che più può l'opra Nel terren, che 'l dispendio ch'ivi fassi;
E tanto val poder quanto uom v'adopra. D'oprar dunque in sul campo uom mai non lassi: Ché 'l frutto è 'l ver tesor sotterra posto.
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