Di bugie da diverse bocche uscite, Donne, compost'oggi è la schiera nostra: Ché, preso corpo e forma, insieme unite Ci siam, per farvi una leggiadra mostra.
E per narrarvi apertamente il vero, Qual il nostro esser sia; (Ma chi fia mai che creda a la bugia?) Queste ch'al lor pomposo abito altero
Sembrano avere impero Sopra noi altre, son quelle che fuori Mandar soglion sovente Tra l'idiota gente,
A vari effetti, i principi e signori: E quand'essi han più de gli altri potere, Son elle ancor qui più ricche a vedere. Noi, quantunque d'origine men chiara,
State pur siam prodotte Da begli ingegni, e da persone dotte, Benché private. E se fortuna avara Non ci ha fatto sì cara
Veste, e sì ricca d'ostro e gemme ed oro, Non per questo il valore Nostro è punto minore, Né d'arte o di saver cediamo a loro.
In carro andiam, s'esse a cavallo; e spesso Scorriam non men di lor lungi e da presso. Di quanto giace qui sotto la luna, Se si riguarda bene,
Poche cose ci son che non sien piene Di noi: ch'a raccontarle ad una ad una, Saria cosa importuna. Mirate a l'arti: i medici, i mercanti,
I poeti, i pittori, E fino gli scrittori Dell'istorie, si adornan tutti quanti De l'opra nostra. E s'ella ognun diletta,
Convien pur che noi siam cosa perfetta. Ma chi farne di voi può più verace Fede, donne amorose? Quante volte a che scandoli, a che cose,
N'ha posta una bugia ben detta, pace! Amor, che giova e piace Al mondo tanto, fu colui ch'a' suoi Servi, se ben s'estima,
Mostrò 'l nostr'uso in prima (Bench'altri ad altro n'adoprassi poi), E ci diede per care e fide ancelle De' lieti amanti e de le donne belle.
Quest'altre poi che qui d'intorno stanno, Quasi nostre serventi, Siccome son men ricche d'ornamenti, Così di minor pregio i lor padri hanno;
E perch'a piedi vanno, Di lor poc'oltre si distende il grido; Anz'il più de le volte Soglion restar sepolte
Fra 'l volgo ignaro, ov'ebber prima il nido; E perché son con poca cura nate, Di lor altre son gobbe, altre sciancate. Or qual lingua sì pronta, o quale stile,
Fia mai, ch'a parte a parte Di tutte voglia dir l'industria e l'arte, E non resti anzi al fin derisa e vile? Qual anima gentile
Oggi si trova, o fu mai, che facesse In pace o in guerra cosa Celebre e gloriosa, Che del nostro valor non si valesse?
Taccia la turba pur; ché ben s'inganna Qualunque il nome di bugia condanna.
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