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1798–1837

XII – Rucellai

Giacomo Leopardi

Prima sceglier convienti a l'api un sito Ove non possa penetrare il vento: Perché 'l soffiar del vento a quelle vieta Portar da la pastura a l'umil case

Il dolce cibo e la celeste manna. Né buono è dove pecorella pasca, O l'importuna capra e' suoi figliuoli, Ghiotti di fiori e di novelle erbette;

Né dove vacche o buoi, che col piè grave Frangano le sorgenti erbe del prato, O scuotan la rugiada da le frondi. Ancora stian lontane a questo luoco

Lucerte apriche, e le squamose bisce: E non t'inganni il verde e bel ramarro, Ch'ammira fiso la bellezza umana; Né rondinella che con destri giri,

Di sangue ancora il petto e la man tinta, Prenda col becco suo vorace e ingordo L'api, che son di cera e di mel carche, Per nutricare i suoi loquaci nidi:

Troppo dolce esca di sì crudi figli. Ma surgano ivi appresso chiari fonti, O pelaghetti con erboso fondo; O corran chiari e tremolanti rivi,

Nutrendo gigli e violette e rose; Che 'n premio de l'umor ricevon ombra Da i fiori; e i fior cadendo infioran anco Grati la madre, e 'l liquido ruscello.

Poscia adombri il ridutto una gran palma, O l'ulivo selvaggio: acciocché quando L'aere s'allegra, e nel giovinett'anno Si ricomincia il mondo a vestir d'erba,

I re novelli e la novella prole S'assidan sopra le vicine frondi; E quando, usciti del regale albergo, Vanno volando allegri per le piagge,

Quasi gl'inviti il fresco ombroso seggio A fuggir il calor del sole ardente: Come fa un'ombra folta ne la strada; Che par che inviti a riposar sott'essa

I peregrini affaticati e stanchi. Se poi nel mezzo stagna un'acqua pigra, O corre mormorando un dolce rivo, Pon salici a traverso, o rami d'olmo,

O sassi grandi e spessi: acciocché l'api Possan posarvi sopra, e spiegar l'ali Umide, ed asciugarle al sole estivo, S'elle per avventura ivi tardando,

Fosser bagnate da celeste pioggia, O tuffate da i venti in mezzo l'onde. Io l'ho vedute a' miei dì mille volte Su le spoglie di rose e di viole

(Di cui zeffiro spesso il rivo infiora) Affisse bere, e solcar l'acqua intanto L'ondanti foglie: che ti par vedere Nocchieri andar sopra barchette in mare.

Intorno del ben culto e chiuso campo Lieta fiorisca l'odorata persa, E l'appio verde, e l'umile serpillo, Che con mille radici attorte e crespe

Sen va carpon vestendo il terren d'erba; E la melissa, ch'odor sempre esala; La mammola, l'origano, ed il timo, Che natura creò per fare il mele.

Né t'incresca ad ognor l'arida sete A le madri gentil de le viole Spegner con le fredd'acque del bel rio.

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