Era già l'alma in tenebre smarrita Quando Amor piacque di darmi una luce Che infin' al terzo ciel mi chiama e invita. Null'altra al mondo so che più riluce
Per lume di natura; onde non sente Il mio voler di quel che riconduce Presso l'aurora il carro in orïente; Né di Dïana e l'altre stelle insieme
Per l'emisperio errante e parte attente; Ma sol' una che 'l mio cor ama e teme Scesa del cielo e d'un color sereno Vestita e par più adorna d'oro e gemme;
Tanto che fa il piccol veder meno Per l'abbagliar de la mia vista e tira A mezzo del bel corso un dolce freno. Questa al spirito mio la vita ispira
Governa come ognor veggio e contemplo Sua fama e sì m'accendo in carte, o in lira. E sol mi duol che dar non posso exemplo Di sue bellezze, né dir come lei
Al tesor di natura è fatto un templo. Talché pensando ognora ben vorrei Ch'a l'età prisca sue bellezze nove Fossero state al tempo degli dei.
Io credo ben che 'l fulminante Jove Non harìa tolte le piume per Leda Con Io, né con Giunon fatte sue prove. Né con forma di tauro fatto preda
D'Europa sol, né d'Alcumena quando Il suo anfitrione esser si creda. Né forse Pluto Proserpina amando Sarìa venuto quando fuor d'abisso
La tolse, onde la madre andò cercando. Sarebbe Marte a riguardarla fiso, Né serìa nel chiar fonte nato il fiore Che serìa stata bel specchio a Narciso.
Questa mia donna, che mi mostrò Amore E chiama luce, che con gemme et auro Accende il cor in un sì bell'ardore. Non harìa Febo d'altro fatto lauro
O fatto far quando col presto piede Correa chiamando Dafne il suo tesauro. Cinzia novella qui se non la excede In fra tante delizie al tempo nostro
Che l'altre en prive e lei di fama erede. Non da farne memoria, come i' mostro, Ch'al voler pronto il stil non è bastante Di farla eterna di caduco inchiostro.
E se per Beatrice andò il mio Dante Col fido Mantuan, quando la barca Carca si vide d'Acheron davante. Da poi fuor de l'inferno il gran monarca
Con quella per salir cercò le stelle; E se per Laura il mio dolce Petrarca Fece col pianto suo già udir novelle, E già cantando i suoi lunghi martìri
Avessen visto le mie luci belle, Harìan per maggior copia di sospiri Lasciato il frutto delle due radici E all'amorose rote volti i giri.
Meritamente lei fatta felice, E non per passïon dico lei diva, Degna di star fra Laura e Beatrice.
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