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1798–1837

XI.

Giacomo Leopardi

Come i fioretti in spiaggia la mattina Si veden rallegrar verso l'aurora, E ridrizzarsi più quando vien giorno, Aprirse a poco a poco quando il sole

Si cominza a toccar, perché la sera Stan chiusi per il gelo e tutta nocte. Così mia mente oscura come nocte A' facto li toi versi una mattina,

E sì levato m'hai di quella sera Che mi privava de la bella aurora, E giri como vol volgendo il sole Che sempre agli occhi mei vederò giorno.

E ben felice è chi consuma il giorno Fin' a la morte che sola fa nocte In opre degne perché rimane il sole Che fa dopo sé star bella mattina,

E chiara e rilucente vera aurora Che non si perde per venir la sera. Ma tu, Sebastïan, chiami la sera Che alcuna volta è de l'amante giorno

E pare a lui che si levi l'aurora, Ché pensa haver piacer tutta la nocte E starsi lieto sin' a la mattina E poi l'incresce quando vede il sole.

Et io che non intendo di quel sole Che fa ne l'emisferio nostro sera, Quando vol fare altrui bella mattina; Ma ben intendo sol di quel chiar' giorno

Ch'è virtuosa vita e non è nocte E ha talor il fine in su l'aurora. E come gli uccellini in su l'aurora Cominzan parte inamorar del sole,

Che fa partir le tenebre e la nocte E star si vol cum loro infino a sera, Tal sono io vago di star tutto il giorno Cum tieco cominziando la mattina.

Scrivimi la mattina e quando è sera, E quando a mezzogiorno è caldo il sole, Posa la nocte poi fino a l'aurora.

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