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1798–1837

XCVIII – De Lemene

Giacomo Leopardi

Son troppo sazia, Non ne vo' più: Cantar sempre d'amore, Né mai cangiar tenore,

È una cosa che sazia, È una gran servitù. Son troppo sazia, Non ne vo' più.

Non si parli d'amor: sen vada in bando: Cantiam d'altro, mio cor: cantiam d'Orlando Era Orlando innamorato, Forsennato,

Per Angelica la bella. O pazzarella: Ecco che amor ritorna in isteccato. Tosto volgiamo i carmi

Dove si tratta sol di guerre e d'armi. Troiani, a battaglia: Già de le spade ostili appare il lampo: Tutta l'Europa è in campo;

Omai non può tardar che non v'assaglia: Troiani, a battaglia. Già sentite la tromba, Come rimbomba;

Quando cada la spada, Sentirete come taglia: Troiani, a battaglia Correte a difendere

La famosa rapina Di beltà peregrina, Di quella gran beltà ch'amor rapì. Sia maledetto amor: eccolo qui.

Che gran disgrazia Sempre amor per tutto fu. Son troppo sazia, Non ne vo' più.

Ma, lassa, che farò perché da me Amor rivolga il piè? Mai dal cor non si divide, Nel pensier sempre soggiorna:

S'io 'l minaccio, ed ei si ride; S'io 'l discaccio, ed ei ritorna. Mio cor, che puoi far tu, Che far poss'io, per non parlarne più?

Ah che un'alma innamorata, O felice o sventurata, Abbia pure o guerra o pace, Sol non parla d'amore allor che tace.

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