Chi l'acqua beve, Mai non riceve Grazie da me. Sia pur l'acqua o bianca o fresca,
O ne' tonfani sia bruna; Nel suo amor me non invesca Questa sciocca ed importuna: Questa sciocca, che sovente,
Fatta altiera e capricciosa, Riottosa ed insolente, Con furor perfido e ladro Terra e ciel mette a soqquadro.
Ella rompe i ponti e gli argini; E con sue nembose aspergini, Su i fioriti e verdi margini Porta oltraggio a i fior più vergini.
E l'ondose scaturigini A le moli stabilissime, Che sarian perpetuissime, Di rovina sono origini.
Lodi pur l'acque del Nilo Il soldan de' Mammalucchi, Né l'Ispano mai si stucchi D'innalzar quelle del Tago;
Ch'io per me non ne son vago. E se a sorte alcun de' miei Fosse mai cotanto ardito, Che bevessene un sol dito;
Di mia man lo strozzerei. Vadan pur, vadano a svellere La cicoria e raperonzoli Certi magri mediconzoli
Che con l'acqua ogni mal pensan di espellere. Da mia masnada Lungi sen vada Ogni bigoncia
Che d'acqua acconcia Colma si sta. L'acqua cedrata Di limoncello
Sia sbandeggiata Dal nostro ostello. De' gelsomini Non faccio bevande,
Ma tesso ghirlande Su questi miei crini. De l'aloscia e del candiero Non ne bramo e non ne chero.
I sorbetti, ancorché ambrati, E mille altre acque odorose, Son bevande da svogliati E da femmine leziose.
Vino vino a ciascun bever bisogna, Se fuggir vuole ogni danno: E non par mica vergogna Tra i biccheri impazzir sei volte l'anno.
Cookies on Poetry Cove