Insino i battilani e i figulei
Comprano da costor, per quattro giuli,
Titol di mecenati e semidei.
Un poeta non c'è che non aduli:
E col Samosateno e con il Ceo
Si mettono a cantar gli asini e i muli.
E con poche monete un uom plebeo,
Degno d'esser cantato in archiloici,
Fa di se rimbombar l'Ebro e 'l Peneo.
Ché de' Cinici ad onta e de gli Stoici,
Senza temer le lingue de' satirici,
S'inalzano i Tiberi in versi eroici.
Egualmente da' tragici e da' lirici
Si fanno celebrare e Claudio e Vaccia:
E v'è chi per un pan fa panegirici.
A fabbricare elogi ognun si sbraccia:
E insino gli scolar s'odon da Socrati
I tiranni adulare a faccia a faccia.
A lodar la virtù son tutti Arpocrati;
E di Busiri poi, per avarizia,
I Policrati scrivono e gl'Isocrati.
Termine mai non ha questa malizia:
E dietro a Glauco, per empir la pancia,
Tessono encomi insino a l'ingiustizia.