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1798–1837

XCI – S. Rosa

Giacomo Leopardi

Insino i battilani e i figulei Comprano da costor, per quattro giuli, Titol di mecenati e semidei. Un poeta non c'è che non aduli:

E col Samosateno e con il Ceo Si mettono a cantar gli asini e i muli. E con poche monete un uom plebeo, Degno d'esser cantato in archiloici,

Fa di se rimbombar l'Ebro e 'l Peneo. Ché de' Cinici ad onta e de gli Stoici, Senza temer le lingue de' satirici, S'inalzano i Tiberi in versi eroici.

Egualmente da' tragici e da' lirici Si fanno celebrare e Claudio e Vaccia: E v'è chi per un pan fa panegirici. A fabbricare elogi ognun si sbraccia:

E insino gli scolar s'odon da Socrati I tiranni adulare a faccia a faccia. A lodar la virtù son tutti Arpocrati; E di Busiri poi, per avarizia,

I Policrati scrivono e gl'Isocrati. Termine mai non ha questa malizia: E dietro a Glauco, per empir la pancia, Tessono encomi insino a l'ingiustizia.

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