Era sì pieno il cor di maraviglie, Ch'io stava come l'uom che non può dire, E tace, e guarda pur ch'altri 'l consiglie: Quando l'amico mio: che fai? che mire?
Che pensi? disse; non sai tu ben ch'io Son della turba e mi convien seguire? Frate, risposi, e tu sai l'esser mio, E l'amor di saper, che m'ha sì acceso,
Che l'opra è ritardata dal desio. Ed egli: i' t'avea già tacendo inteso: Tu vuoi saper chi son quest'altri ancora: I' tel dirò, se 'l dir non m'è conteso.
Vedi quel grande il quale ogni uomo onora; Egli è Pompeo, ed ha Cornelia seco, Che del vil Tolomeo si lagna e plora. L'altro più di lontan quell'è 'l gran Greco:
Nè vede Egisto e l'empia Clitennestra: Or puoi veder Amor s'egli è ben cieco. Altra fede, altro amor: vedi Ipermestra; Vedi Piramo e Tisbe insieme all'ombra;
Leandro in mare ed Ero alla finestra. Quel sì pensoso, è Ulisse, affabil ombra, Che la casta mogliera aspetta e prega, Ma Circe, amando, gliel ritiene e 'ngombra.
L'altr'è 'l figliuol d'Amilcar: e nol piega In cotant'anni Italia tutta e Roma; Vil femminella in Puglia il prende e lega. Quella che 'l suo signor con breve chioma
Va seguitando, in Ponto fu reina: Come in atto servil se stessa doma! L'altra è Porzia, che 'l ferro al foco affina: Quell'altra è Giulia; e duolsi del marito
Ch'alla seconda fiamma più s'inchina. Volgi in qua gli occhi al gran padre schernito, Che non si pente e d'aver non gl'incresce Sette e sett'anni per Rachel servito.
Vivace amor, che negli affanni cresce! Vedi 'l padre di questo, e vedi l'avo Come di sua magion sol con Sarra esce. Poi guarda come Amor crudele e pravo
Vince David e sforzalo a far l'opra Onde poi pianga in luogo oscuro e cavo. Simile nebbia par ch'oscuri e copra Del più saggio figliuol la chiara fama,
E 'l parta in tutto dal signor di sopra. Ve' l'altro, che 'n un punto ama e disama: Vedi Tamar, ch'al suo frate Absalone Disdegnosa e dolente si richiama.
Poco dinanzi a lei vedi Sansone, Via più forte che saggio, che per ciance In grembo alla nemica il capo pone. Vedi qui ben fra quante spade e lance
Amor e 'l sonno ed una vedovetta Con bel parlar e sue pulite guance Vince Oloferne; e lei tornar soletta Con un'ancilla e con l'orribil teschio,
Dio ringraziando a mezza notte in fretta. Vedi Sichen, e 'l suo sangue, ch'è meschio Della circoncision e della morte; E 'l padre colto e 'l popolo ad un veschio:
Questo gli ha fatto il subito amar forte. Vedi Assuero; e 'l suo amor in qual modo Va medicando acciocchè 'n pace il porte. Dall'un si scioglie e lega all'altro nodo:
Cotale ha questa malizia rimedio, Come d'asse si trae chiodo con chiodo. Vuoi veder in un cor diletto e tedio, Dolce ed amaro? or mira il fero Erode,
Ch'amor e crudeltà gli han posto assedio. Vedi com'arde prima, e poi si rode, Tardi pentito di sua feritate, Marianne chiamando che non l'ode.
Vedi tre belle donne innamorate, Procri, Artemisia, con Deidamia; Ed altrettante ardite e scellerate, Semiramis e Bibli e Mirra ria;
Come ciascuna par che si vergogni Della lor non concessa e torta via. Ecco quei che le carte empion di sogni, Lancillotto, Tristano e gli altri erranti,
Onde conven che 'l vulgo errante agogni. Vedi Ginevra, Isotta e l'altre amanti, E la coppia d'Arimino, che 'nsieme Vanno facendo dolorosi pianti.
Così parlava: ed io, com'uom che teme Futuro male e trema anzi la tromba, Sentendo già dov'altri ancor nol preme; Avea color d'uom tratto d'una tomba:
Quand'una giovenetta ebbi da lato, Pura assai più che candida colomba. Ella mi prese; ed io ch'arei giurato Difendermi da uom coperto d'arme,
Con parole e con cenni fui legato. E come ricordar di vero parme, L'amico mio più presso mi si fece, E con un riso, per più doglia darme,
Dissemi entro l'orecchie: omai ti lece Per te stesso parlar con chi ti piace, Che tutti siam macchiati d'una pece. Io era un di color cui più dispiace
Dell'altrui ben che del suo mal, vedendo Chi m'avea preso, in libertate e 'n pace. E, come tardi dopo 'l danno intendo, Di sue bellezze mia morte facea,
D'amor, di gelosia, d'invidia ardendo. Gli occhi dal suo bel viso non volgea, Com'uom ch'è infermo e di tal cosa ingordo Ch'al gusto è dolce, alla salute è rea.
Ad ogni altro piacer cieco era e sordo, Seguendo lei per sì dubbiosi passi, Ch'i' tremo ancor qualor me ne ricordo. Da quel tempo ebbi gli occhi umidi e bassi,
E 'l cor pensoso, e solitario albergo Fonti, fiumi, montagne, boschi e sassi. Da indi in qua cotante carte aspergo Di pensieri, di lagrime e d'inchiostro;
Tante ne squarcio, n'apparecchio e vergo. Da indi in qua so che si fa nel chiostro D'Amor; e che si teme e che si spera, A chi sa legger, nella fronte il mostro.
E veggio andar quella leggiadra e fera, Non curando di me nè di mie pene, Di sua virtute e di mie spoglie altera. Dall'altra parte, s'io discerno bene,
Questo Signor, che tutto 'l mondo sforza, Teme di lei; ond'io son fuor di spene: Ch'a mia difesa non ho ardir nè forza; E quello in ch'io sperava, lei lusinga,
Che me e gli altri crudelmente scorza. Costei non è chi tanto o quanto stringa; Così selvaggia e ribellante suole Dall'insegne d'Amor andar solinga.
E veramente è fra le stelle un sole Un singular suo proprio portamento, Suo riso, suoi disdegni e sue parole; Le chiome accolte in oro o sparse al vento;
Gli occhi, ch'accesi d'un celeste lume, M'infiamman sì, ch'io son d'arder contento. Chi poria 'l mansueto alto costume Agguagliar mai parlando e la virtute,
Ov'è 'l mio stil quasi al mar picciol fiume? Nove cose e giammai più non vedute, Nè da veder giammai più d'una volta, Ove tutte le lingue sarian mute.
Così preso mi trovo ed ella sciolta; E prego giorno e notte (o stella iniqua!) Ed ella appena di mille uno ascolta. Dura legge d'Amor! ma benchè obliqua,
Servar conviensi; però ch'ella aggiunge Di cielo in terra, universale, antiqua. Or so come da se il cor si disgiunge, E come sa far pace, guerra e tregua,
E coprir suo dolor quand'altri 'l punge. E so come in un punto si dilegua E poi si sparge per le guance il sangue, Se paura o vergogna avvien che 'l segua.
So come sta tra' fiori ascoso l'angue; Come sempre fra due si vegghia e dorme; Come senza languir si more e langue. So della mia nemica cercar l'orme,
E temer di trovarla; e so in qual guisa L'amante nell'amato si trasforme. So fra lunghi sospiri e brevi risa Stato, voglia, color cangiare spesso;
Viver, stando dal cor l'alma divisa. So mille volte il dì ingannar me stesso; So, seguendo 'l mio foco ovunqu' e' fugge, Arder da lunge ed agghiacciar da presso.
So com'Amor sopra la mente rugge, E com'ogni ragione indi discaccia; E so in quante maniere il cor si strugge. So di che poco canape s'allaccia
Un'anima gentil, quand'ella è sola, E non è chi per lei difesa faccia. So com'Amor saetta e come vola; E so com'or minaccia ed or percote;
Come ruba per forza e come invola; E come sono instabili sue rote; Le speranze dubbiose e 'l dolor certo; Sue promesse di fè come son vote;
Come nell'ossa il suo foco coperto E nelle vene vive occulta piaga, Onde morte è palese e 'ncendio aperto. In somma so com'è incostante e vaga,
Timida, ardita vita degli amanti; Ch'un poco dolce molto amaro appaga: E so i costumi e i lor sospiri e canti E 'l parlar rotto e 'l subito silenzio
E 'l brevissimo riso e i lunghi pianti, E qual è 'l mel temprato con l'assenzio.
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