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1798–1837

Scena 8

Giacomo Leopardi

Si parta omai, nell'adunato stuolo Scintilli alfin la conceputa fiamma, Nulla s'oppon al mio desir, fra poco Nizam regnar vedrà sul patrio soglio

Ministra al suo voler la turba istessa Ch'a ricovrar la libertà s'accinge. Estinto il rege, e della regia stirpe L'odiato germe, dal molesto freno

Del supremo poter libera invano Esser confida l'ingannata plebe. Il mio disegno ognun frattanto ignori; Sicura al fin bramato apre la via

L'arcan, che dell'autor s'asconde in petto. All'impresa io mi accingo, al rege istesso Terrore alcun non desterà ne l'alma Delle turbe il tumulto; ad arte io finsi

Lungi da queste mura il campo ostile, E d'invitto valor le schiere accese Pronte al notturno assalto, incauto, ei giace Di cieca notte in tenebrìo sepolto.

S'affretti il suo destin, vittima ei cada Alla sognata libertà, che invano Cerca commosso il volgo; io parto, e voi Favorite i miei passi, amici Numi.

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