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1798–1837

Scena 7

Giacomo Leopardi

(Misero! ignora Di quest'empio i disegni) In quale ei giace Ingannevole error! vedrà ben presto

Balenar quest'acciaro agli occhi suoi; Nelle mie cure egli confida, e d'esse Vedrà fra poco il non bramato frutto; Tutto è compito omai l'amico stuolo,

Solo un mio cenno attende, e cinte or ora Queste mura saran d'armi, e d'armati Regnar vedrai su questo suolo alfine La patria libertà, nulla s'oppone,

Mio fido, ai voti miei. Ma come, o amico, Giunger del rege a fronte? In sulle soglie Del presidio regal come ingannare

L'armi potrem, la vigil cura? Invano Veglia il nemico stuolo; all'urto orrendo Di mille flutti, e mille all'acque in mezzo

Come resister può debil naviglio? Nò, non temer, mio fido, al cenno mio L'armi disponi, e il generoso ardire; Quel dì rammenta, in cui ti vide il fiero

Tamas superbo di valor, di sdegno Acceso in volto de' suoi fidi a fronte Per la patria pugnar; quale in quel giorno Ruotasti il ferro, e qual di mille turme

L'urto spezzasti, e vincitor l'acciaro Spingesti a ber degl'inimici il sangue, Il Perso il dica, e de lo stuol nemico Il valoroso duce, ei che degli avi

Emulator di sue guerriere imprese D'ogn'intorno spandea la fama, il grido; Quì di sua gloria il fin, quì di sue gesta L'ultima meta, ed il confine estremo

Veduto avria, se degl'ingiusti Numi La pietade, il valor placar potesse L'inesorabil cuor. Mio fido, all'uopo L'ardir richiama, che in quel dì funesto

Per la patria mostrasti, il ferro tuo Vindice sia di libertade, e atterri Quanto ad essa s'oppon, trafitto cada Della patria il tiranno, e sorga alfine

Su questo suol la libertà bramata. Quanto m'imponi adempirò; non have Uopo quest'alma all'operar di sprone, Della promessa fede ognor, mio duce,

Esecutor fedele Osnam vedrai.

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