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1798–1837

Scena 6

Giacomo Leopardi

Pronto adempii, Signore, il tuo comando; arde, ed anela L'armata turba, e minacciosa attende Le squadre ostili; in campo or or vedrai

Schierato il popol tuo, sconfitto, e vinto L'avverso stuolo, e in nere spoglie avvolto A te bagnar di mesti pianti il piede. S'arma, e freme la turba, a noi prepara

Fausto avvenire il ciel. Quanto t'imposi Eseguisti, o mio fido; or dimmi, e dove L'inimico s'asconde? è lungi ancora

Da queste mura il turbine di guerra, O minaccioso inver Delly s'innoltra Il furibondo stuol? Giace pur anche

In ozio molle il campo ostil, nè mosse Contro il Regal ricetto il passo ardito; Nemiche insidie, impreveduti assalti Ei non paventa, e a questo regno ei spera

Impor fra poco vittorioso il giogo. Vano pensier! Di cheta notte oscura Al tacito silenzio, all'ombra amica N'andrem, se il brami, al campo, ivi tra il cupo

Sopor tranquillo, e tra l'opaco orrore Ogni difesa inutil sia nè alcuno Pur rimarrà del campo ostil, che giunga Nunzio fatale al patrio suol.

Mio fido, La provvida tua mente, il tuo valore Abbastanza m'è noto, in te ravviso Degli avi tuoi la gloriosa immago,

Quanto dicesti, adempi, e questo intanto Pegno ricevi del Regale affetto, Questo in tua man degl'inimici a fronte Acciar lampeggi, di ruina, e morte

All'esercito ostil nunzio egli sia: Or vanne, amico, all'adunato stuolo Sian cenni i tuoi consigli e ognun ravvisi Il mio nel tuo voler.

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