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1798–1837

Scena 6

Giacomo Leopardi

Già tutto all’Egizian pace promette; Tutto tranquilla libertade a questa Città regale assicurar vegg’io: Nulla a temere abbiam, ma questa pace,

Questa ch’io stesso ad Alessandria or dono: Per me tolta le fia. Non soffre Achilla Il giogo vil, che sul suo collo impose Un imbelle tiranno; ei cada, e questa

Fronte sia cinta dal regal diadema. Di Teodoto i sensi assai compresi; Ei spera invan di Tolomeo sul soglio Ascendere e dettar leggi all’Egitto.

I suoi disegni secondar per poco Fingasi ad arte, e allorchè già la destra Stenda allo scettro, ei cada, e sull’estinta Gelida salma il soglio mio s’innalzi.

Così dell’armi sue, delle sue frodi Io valermi saprò. Ma... dunque... ah! taci Troppo vile mio cor; muoia chi puote Giovar con la sua morte a’ miei disegni.

Amicizia, virtù, diritto e fede, Nomi vani per me, nè questo cuore Suddito a voi non fia: tradirmi invano, Alma imbelle, tu vuoi; ben sa chi nato

È ad alte, inusitate, eccelse imprese Quei fulmini sprezzar, quei finti Numi, Che solo di terror son vano oggetto A vili anime imbelli e al volgo ignaro.

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