Già tutto all’Egizian pace promette;
Tutto tranquilla libertade a questa
Città regale assicurar vegg’io:
Nulla a temere abbiam, ma questa pace,
Questa ch’io stesso ad Alessandria or dono:
Per me tolta le fia. Non soffre Achilla
Il giogo vil, che sul suo collo impose
Un imbelle tiranno; ei cada, e questa
Fronte sia cinta dal regal diadema.
Di Teodoto i sensi assai compresi;
Ei spera invan di Tolomeo sul soglio
Ascendere e dettar leggi all’Egitto.
I suoi disegni secondar per poco
Fingasi ad arte, e allorchè già la destra
Stenda allo scettro, ei cada, e sull’estinta
Gelida salma il soglio mio s’innalzi.
Così dell’armi sue, delle sue frodi
Io valermi saprò. Ma... dunque... ah! taci
Troppo vile mio cor; muoia chi puote
Giovar con la sua morte a’ miei disegni.
Amicizia, virtù, diritto e fede,
Nomi vani per me, nè questo cuore
Suddito a voi non fia: tradirmi invano,
Alma imbelle, tu vuoi; ben sa chi nato
È ad alte, inusitate, eccelse imprese
Quei fulmini sprezzar, quei finti Numi,
Che solo di terror son vano oggetto
A vili anime imbelli e al volgo ignaro.