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1798–1837

Scena 5

Giacomo Leopardi

Tutto è compiuto; alfin per l'armi istesse, Che il suo braccio impugnò, vinto pur giacque L'infido traditor, dai lacci stretto. Ei gema in preda al cupo orror, che inspira

Del delitto l'immago; ei, che pur ora In sua mano vedea del regno intero La sorte, ed il destin, sconfitto or giace Al mesto affanno, ed al terrore in braccio.

Da l'oscure tenebre, ove sepolto L'infelice riman, le glorie ei vegga D'un odioso nemico, e il fren, che resse Già la sua mano un dì, reggere ei veda

Con augurio miglior colui, che un giorno A sue frodi cedè l'ingiusta palma. Se tanto a le mie cure il ciel concede, Fia compiuto il trionfo; Amet s'appressa,

Al desiato fin tutto s'impieghi, Cada l'orgoglio alter, veda il nemico In oltraggiato cuor l'ira, e lo sdegno Quanto possa a' suoi danni, e voi porgete

Or l'adjutrice destra, eterni Numi, A sì giusto desìo.

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