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1798–1837

Scena 4

Giacomo Leopardi

Teofane, che rechi? eh quale in volto Mostri terror? D’infausti annunzi io vengo Ingrato apportator. Tra mille schiere

Ver noi Cesare avvanza: io vidi, io stesso Errar da lungi le nemiche insegne, Splender gli scudi, e sfolgorar gli acciari. Pe’ vasti spazi già spargersi intorno

Veggonsi igniti lampi, un’alta messe D’aste affoltate, un ondeggiar confuso D’alteri elmi criniti: i sommi rami Somiglian di boscosa ampia foresta,

Che dall’urlante soffio di Aquilone Agitati e commossi, all’acque immense Del mar simili fluttuando ondeggiano. L’aquile altere minaccianti orrende

Spiegan ribelli il volo. Ognor più presso Fassi il nemico stuol; fra brevi istanti Assaliti sarem tra queste mura. Nulla resta a sperar, cadrem ben presto

Sotto il nemico acciar. Miseri! ah, dove Ci trasse il rio destin? Sconfitti, erranti Non ci volle egli sol; di morte in braccio Ci spinge, e vuol del nostro sangue alfine

L’empia brama saziar... Vile, ti accheta. Qual t’ingombra timor? Sì presto adunque Tu cedi alle sventure? Ah! non mostrarti

Dell’amicizia di un romano indegno. Quale insana viltà? Cesare adunque Invincibil tu fingi? eh, non rammenti I campi di Dirrachio e il dì felice,

In cui tremar tu l’oppressor vedesti, Fuggir gli empi ribelli, e sotto ai colpi Delle romane spade a terra stesi Farsi co’ corpi estinti a’ nostri passi

Orrido inciampo? Ah! se non cadder franti Di libertade i lacci, e se in quel giorno Non dispiegàr gloriose a Roma il volo L’aquile fide al vinto duce in faccia,

Colpa fu del destin. No, che il valore Non mancò ne’ romani: e, vil, tu puoi Di Cesare temer, tu in faccia all’empie Turbe ribelli inorridirti, e il volto

Mostrar coperto di pallor? No, ch’io I nemici non temo, io più di loro Temo il vostro timor. Lieve tempesta Al nocchier che dispera è ognor fatale.

Dunque dovrà Pompeo veder tremanti A Cesare d’innanzi i fidi suoi? Ah! tolga il ciel tanta viltade. Io volo Tutto a dispor per la difesa; in breve

Alessandria vedrai sicura ovunque De’ nemici schernir lo sdegno e l’ira. Tu con speme miglior l’alma conforta; Desta gli spirti omai; che sei rammenta

Del fier Pompeo guerrier, seguace, amico.

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