Più non si tema, amico, a un colpo istesso Cadde abbattuto il gemino periglio; Langue da' lacci stretto in carcer nero Di Golconda il tiranno; in fuga volto
Lo stuol nemico al non temuto assalto Ver Satarah s'invia. D'Amet al brando Tutto ceder mirò Delly superba; Per di lui man piagato, estinto cadde
De la sconfitta avversa turba il duce, Egli al Mogol salute, al popol tutto La bramata arrecò salvezza amica, Ei de lo scosso trono, egli del regno
Sovrano a un tempo, e difensor si fece; Nulla a temer ci resta Agra, e Surate Obblìa lo stuol fuggente, i passi suoi Seguir guerrieri eletti, e a noi recaro
Così grata novella; alfin si mostra A noi propizio il ciel. Stupito io sono, Qual novo ordin di cose a un tratto io miro
Cangiar del regno il deplorando aspetto! Dal feroce Persian domato, e vinto Il capo ei piega, e d'Ispahan sopporta Il duro giogo; a le ruine insulta
Il Maratto guerrier del regno oppresso, E qual torrente impetuoso atterra Quanto a lui si fa innanzi, il regno intero Cede al furor ostil, Delly superba
Apre a' nemici il varco, armato cerca Lo stuol ribelle il suo sovrano a morte, Cinto è il regal palagio, e mentre il tutto Contro il Mogol congiura, un colpo solo
Rende al regno la pace, il rege al trono. Ibraimo, non più, l'unico germe De la stirpe regal sul trono avito Oggi innalzar convien; vanne, s'aduni
Or de' Raja lo stuol tra queste mura; Ciò brama, e chiede il popol tutto. Io corro Suoi voti a secondar, sarà fra poco
Pago per la mia cura il suo desìo. (Quanto costi al mio cuor cura nemica!)
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