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1798–1837

Scena 4

Giacomo Leopardi

Più non si tema, amico, a un colpo istesso Cadde abbattuto il gemino periglio; Langue da' lacci stretto in carcer nero Di Golconda il tiranno; in fuga volto

Lo stuol nemico al non temuto assalto Ver Satarah s'invia. D'Amet al brando Tutto ceder mirò Delly superba; Per di lui man piagato, estinto cadde

De la sconfitta avversa turba il duce, Egli al Mogol salute, al popol tutto La bramata arrecò salvezza amica, Ei de lo scosso trono, egli del regno

Sovrano a un tempo, e difensor si fece; Nulla a temer ci resta Agra, e Surate Obblìa lo stuol fuggente, i passi suoi Seguir guerrieri eletti, e a noi recaro

Così grata novella; alfin si mostra A noi propizio il ciel. Stupito io sono, Qual novo ordin di cose a un tratto io miro

Cangiar del regno il deplorando aspetto! Dal feroce Persian domato, e vinto Il capo ei piega, e d'Ispahan sopporta Il duro giogo; a le ruine insulta

Il Maratto guerrier del regno oppresso, E qual torrente impetuoso atterra Quanto a lui si fa innanzi, il regno intero Cede al furor ostil, Delly superba

Apre a' nemici il varco, armato cerca Lo stuol ribelle il suo sovrano a morte, Cinto è il regal palagio, e mentre il tutto Contro il Mogol congiura, un colpo solo

Rende al regno la pace, il rege al trono. Ibraimo, non più, l'unico germe De la stirpe regal sul trono avito Oggi innalzar convien; vanne, s'aduni

Or de' Raja lo stuol tra queste mura; Ciò brama, e chiede il popol tutto. Io corro Suoi voti a secondar, sarà fra poco

Pago per la mia cura il suo desìo. (Quanto costi al mio cuor cura nemica!)

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