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1798–1837

Scena 3

Giacomo Leopardi

Padre, che ascolto? De' Maratti lo stuol s'appressa omai A queste mura, e già Surate, ed Agra Preda son de' nemici, il tutto cede

All'ostile furor, Bengala istessa, Bengala un dì sì forte, al fiero scontro Abbattuta cadè, stride pur anco Dell'altera Golconda intra le mura

La crepitante fiamma, il popol tutto Atterrito sen corre, e cerca invano Nella fuga lo scampo, il ferro, e l'armi Abbandona il guerrier; Nizam istesso,

Nizam, che sol ne' timorosi petti Il valor suscitò, l'estinto ardore, Nel comune spavento, egli puranche Attonito, confuso accoglie in petto

Un indistinto orror; s'aggira, e scorre In mezzo a l'armi, ed all'altrui terrore Mal può arrecar conforto. E tanto, o Numi,

Dunque in odio a voi siam! dunque di questo Misero regno il rio destin cotanto Veglia infelice a' nostri danni? oh cielo, Chi ci difenderà? chi del mio trono

Il sostegno sarà? l'armato stuolo Timido ci abbandona, il duce istesso, Ei, che pur ora con sicuro aspetto Salvezza promettea di questo regno

Al popolo infelice, egli smarrito Al terrore si dà in preda, e cerca infido Scampo al furore ostil. Signore, ah quale

T'ingombra il cuor di regio spirto indegna Vergognosa viltà! s'innoltra, è vero, L'armato stuol di queste mura a fronte, Ma non siam vinti ancor; nò, non si ceda

Sì tosto al rio destin questo il peggiore Sarìa de' nostri mali il tutto puote Inconcusso valor, delle nemiche Armate schiere a fronte il nostro ardore;

L'opre di questa destra or or vedrai.

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