Dunque non erra Il volgo intimorito, e il nostro regno Dovrà dunque, Ibraim, cader di nuovo Sotto l'armi nemiche? e ancor non resta
Pago del nostro sangue il rio destino? No, non temer, da te dipende, amico, La tua difesa. E qual difesa a l'ira
Sottrar ci può delle nemiche schiere Se d'armi manca e di guerrieri il regno, Se trema il popol tutto, e ne la fuga Solo è posta ogni speme?
A te non manca Che voler la salvezza, e salvo sei. Ma qual via di salute offresi, a fronte D'armato stuol, di furibonde schiere,
A inerme regno, ed a guerrieri imbelli? Del Monarca il perire a noi sol puote Sicurezza arrecar. (Che ascolto?)
Invano Salute altronde cercheremo, il fato Di Muhamèd, e di sua prole al regno Sarà difesa, e scampo; odi, nè l'alma
Da importuna pietà turbar ti lascia. Ciò che giova, a noi lice. Il fiero stuolo, Che minaccioso in ver Delly s'innoltra Sol preda cerca, e assoggettar sol brama
Al suo comando del Mogol il regno; Ei strage non desìa, del rege il fine, E del germe Regal solo è suo scopo. A ciò chi oppor si puote? il ferro indarno
Contro le ostili furibonde schiere Lampeggierebbe in nostra man, di forze Troppo il nemico e di valor prevale All'esercito imbelle, in cui riposta
È la speme del volgo; inutil frutto Sarian di ciò funeste stragi, e sangue, E pianti, e grida, e luttuoso orrore. Sol del Monarca il fato al nostro regno
Lo scampo arrecar può: per nostra mano Egli adunque cadrà vittima, e preda D'inevitabil morte: ai Duci avversi È palese l'arcano, e tutto a noi
Lice sperare, in nostra mano il freno Sarà del regno tutto, e forse il giogo Scuoter potremo un dì... ma qual sul volto Turbamento appalesi? e quale...
Indarno Cerca il mio cuore alla smarrita mente Richiamare il dover, le sacre leggi, I diritti del giusto; indarno, io cedo.
In me vedrai, non dubitar, de' tuoi Il più fido compagno, avrai me duce Ne' tuoi perigli ognor di questi a parte, Mi scorgerai tuo difensor, tua guida...
Questi moti del cuor seconda, o amico, Mostra la sorte a noi benigno il volto; Dello stuol, che in Delly s'arma, e s'aduna Pendon dal voler nostro i moti e l'opre:
De' guerrieri e di noi Nizam è duce, Nizam, che regge di Golconda il freno; Tutto è propizio ai nostri voti: io parto, Tu co' detti frattanto, e l'opre i nostri
Disegni secondar procura.
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