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1798–1837

Scena 3

Giacomo Leopardi

Misero! ah dove Tenti fuggir, dove involarti al nero Spaventevole orror, che d'ogn'intorno Ti circonda, t'opprime? ah questo cuore

Più riposo non ha, dopo il mio fallo Pace più non ritrovo, a' sguardi altrui Ascondermi vorrei, vorrei celarmi A' Numi, al cielo, a questa terra istessa

In cui l'odiate io bevo aure di vita, In cui d'ingrata luce i sensi miei L'astro del dì rischiara; ondeggia incerta Quest'alma mia tra mille affetti; ascolto

Chieder vendetta il nero spettro orrendo De l'estinto monarca; il volto io miro Di squallido pallor coperto, il sangue Veggio grondar da lo squarciato petto,

Brandir la destra ignita spada, orrendo L'acceso sguardo sfavillare... ah ferma... T'arresta, ombra fatale, il pianto mio Se a placarti non val, del mio delitto

Questo mio cuor saprà ritrar vendetta. Ei de la colpa la funesta immago Farà presente ognora a gli occhi miei; Ei di morte l'orror, de' Numi l'ira

Ritrar saprà ne la smarrita mente, Ei lacerar co' barbari rimorsi A sè stessa in orror l'alma infelice... Implacabil destin!... Misero Prence!...

Sventurato Ibraimo!... Andiam, si fugga Da queste mura, e me raccolga amico L'adusto Caffro, o la deserta arena Del Libico confine, o la sassosa

Araba terra, o per lioni orrenda La Numidica piaggia... Oh Numi, ah dove, Dove fuggir me stesso?... ah tronchi alfine Morte fatal così funesti giorni;

Voi quest'alma accogliete, ultrici larve, E voi d'Averno orrende, atre tenebre... Oh ciel!... qualcun s'appressa, ah questo ancora A compier vi volea le mie sventure!

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