Amici, Pur vi riveggo alfin! di mie sventure Un tal contento alleggerisce il peso. Ah, quale or vi rimiro! un dì temuto
Dal mondo inter, terror dell’Asia avversa, Dell’Affrica spavento, e dell’Europa Sostegno e difensor, stender godea L’amica destra a sollevar le oppresse
Nazioni supplichevoli, gementi, E spesso con la man pietosa e fida Tersi ai Regi dagli occhi il mesto pianto: Ora sconfitto, abbandonato, errante
Lungi dal patrio suol, qui mi ritrovo Sotto straniero ciel. Pur non vien meno In questo cuore il marzial coraggio, Il romano valore; io son Pompeo.
Il sento, il so, venga il nemico, affronti Questa man, questo petto, a mille e mille Avverse schiere in faccia, io saldo e forte Mantenermi saprò. No che Pompeo
Non sa che sia timor, se vinto ei cede, Colpa del fato è sol, non di viltade. Tigrane il dica, e Mitridate altero Per me sconfitto; il Medo parli e il forte
Italo invitto, e il generoso Ibero. Tal fui, tal son, che in me non langue estinta La romana virtude, il fier valore. Sperar signor, convien: del tutto avversa
Non ti è la sorte. In questo regno amico Tranquillo troverai sicuro asilo; Qui, raccolte armi e forze, il tuo nemico Sfidare in campo ed affrontar potrai:
Se è da un Roman guidato, eh, quali prove Far non saprà l’Egizian valore? Molto resta a sperar; Cesare alfine Invincibil non è! Roma t’invita,
Roma, ed il mondo, che a un tiranno impero Mal soffre soggiacer; di libertade Sarai tu difensor, tu de’ Romani Saldo sostenitor; paventi il fiero
Orgoglioso tiranno, ei vegga il seggio Mal fermo, il trono vacillante, e tremi. Ubbidiente al tuo voler l’Egitto Ognor sarà: no, che non fugge il saggio
Di un infelice il volto. Ardue sventure Preman Pompeo, mostri la sorte a lui Benigno aspetto, a Roma ognor fedele Alessandria sarà. Forse all’Egitto
Dovrà Pompeo la libertà latina. Oda i miei voti il cielo, io volo intanto Il Rege a prevenir; tra brevi istanti Qua ritorno farò; ma ei viene appunto,
Eccolo a te.
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