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1798–1837

Scena 2

Giacomo Leopardi

Amici, Pur vi riveggo alfin! di mie sventure Un tal contento alleggerisce il peso. Ah, quale or vi rimiro! un dì temuto

Dal mondo inter, terror dell’Asia avversa, Dell’Affrica spavento, e dell’Europa Sostegno e difensor, stender godea L’amica destra a sollevar le oppresse

Nazioni supplichevoli, gementi, E spesso con la man pietosa e fida Tersi ai Regi dagli occhi il mesto pianto: Ora sconfitto, abbandonato, errante

Lungi dal patrio suol, qui mi ritrovo Sotto straniero ciel. Pur non vien meno In questo cuore il marzial coraggio, Il romano valore; io son Pompeo.

Il sento, il so, venga il nemico, affronti Questa man, questo petto, a mille e mille Avverse schiere in faccia, io saldo e forte Mantenermi saprò. No che Pompeo

Non sa che sia timor, se vinto ei cede, Colpa del fato è sol, non di viltade. Tigrane il dica, e Mitridate altero Per me sconfitto; il Medo parli e il forte

Italo invitto, e il generoso Ibero. Tal fui, tal son, che in me non langue estinta La romana virtude, il fier valore. Sperar signor, convien: del tutto avversa

Non ti è la sorte. In questo regno amico Tranquillo troverai sicuro asilo; Qui, raccolte armi e forze, il tuo nemico Sfidare in campo ed affrontar potrai:

Se è da un Roman guidato, eh, quali prove Far non saprà l’Egizian valore? Molto resta a sperar; Cesare alfine Invincibil non è! Roma t’invita,

Roma, ed il mondo, che a un tiranno impero Mal soffre soggiacer; di libertade Sarai tu difensor, tu de’ Romani Saldo sostenitor; paventi il fiero

Orgoglioso tiranno, ei vegga il seggio Mal fermo, il trono vacillante, e tremi. Ubbidiente al tuo voler l’Egitto Ognor sarà: no, che non fugge il saggio

Di un infelice il volto. Ardue sventure Preman Pompeo, mostri la sorte a lui Benigno aspetto, a Roma ognor fedele Alessandria sarà. Forse all’Egitto

Dovrà Pompeo la libertà latina. Oda i miei voti il cielo, io volo intanto Il Rege a prevenir; tra brevi istanti Qua ritorno farò; ma ei viene appunto,

Eccolo a te.

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